| Conosciuto come edema retinico
di Berlin, da cui è stato descritto per la prima volta nel
1873, è conseguente ad un trauma non penetrante della parte
anteriore dell’occhio. E’ caratterizzato da un aspetto
funduscopico bianco-grigiastro per edema degli strati retinici esterni
nel punto opposto a quello dell’impatto: lesione da con-traccolpo.
La visione può risentirne transitoriamente, fino a risoluzione
dell’edema, se è coinvolta la regione maculare; per
traumi non penetranti più gravi, la perdita vi-siva può
persistere alla risoluzione dell’edema per atrofia o accumulo
di epitelio pig-mentato retinico. Sono stati descritti casi di commotio
retinae evoluti a foro maculare (Gass 1987). Sia Francois e DeLaey
(1970) che Hart e coll. (1975), hanno evi-denziato nelle fluorangiografie
eseguite su pazienti, immediatamente dopo il trauma, l’assenza
di diffusione di colorante. Pulido e Blair (1987), con studi fuorangiografici
e fluorofotometrici, concludono che la rottura della barriera emato-retinica
non è il fattore fisiopatologico principale nel produrre
la commotio retinae. Mansour e coll con studi istopatologici su
occhio umano a 24 ore dal trauma, hanno evidenziato all’esame
istochimico che attorno ai vasi è rilevabile solo una piccola
quantità di al-bumina, prova ulteriore dell’integrità
della barriera emato-retinica, che quindi non gioca un ruolo principale
nella patogenesi della commotio retinae. Gli studi istopato-logici
hanno dimostrato che nella patogenesi della commotio retinae sono
presenti edema extracellulare, intracellulare e delle cellule gliali
associato a distruzione del segmento esterno dei fotorecettori.
La distruzione del segmento esterno dei fotorecettori e il danneggiamento
dell’epitelio pigmentato retinico circostante è stato
riscontrato da Mansour e coll (1982), nei loro studio istopatologici.
Gli autori attribuiscono la vulnerabilità dei segmenti esterni
dei fotorecettori all’architettura della retina, particolarmente
al si-stema delle cellule del Muller, che sostengono tutti gli strati
retinici a partire dalla membrana limitante interna fino al segmento
interno dei fotorecettori, ma non il seg-mento esterno. Il trauma
determina una distorsione meccanica degli elementi retinici, trasmessa
dalla deformazione del vitreo, a cui il segmento esterno dei fotorecettori
ri-sulta più esposto perché non protetto dalle cellule
di Muller.
La barriera emato-retinica sembra essere intatta e l’aspetto
oftalmoscopico bianco grigiastro del fundus è causato, probabilmente,
dalla distruzione del segmento esterno dei fotorecettori. Questa
è spesso una condizione transitoria, tranne nei casi più
gravi, responsabili di rimaneggiamento dell’epitelio pigmentato
retinico e compromissione visiva (Kolino T e coll. 1998).
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