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cataratta
Definizione | Come si manifesta | Come si cura | Cosa fare dopo l'intervento | La cataratta secondaria | FOTO |

 
DEFINIZIONE torna in alto ^

Con il termine cataratta si intende un'opacizzazione del cristallino, cioè quella lente che come l'obiettivo di una macchina fotografica ci permette di vedere un'immagine perfettamente a fuoco.
E' una patologia tipica dell'età senile (si manifesta in genere dopo i 60 anni di età), con un'evoluzione molto variabile: può rimanere stazionaria per anni oppure svilupparsi in pochi mesi.
A seconda della localizzazione delle opacità del cristallino distinguiamo una forma nucleare, con opacità nella parte centrale; corticale, che interessa la parte esterna, e subcapsulare, con opacità nello strato più interno.
Esistono anche forme congenite, forme secondarie a traumi, all'uso di farmaci come il cortisone, a malattie sistemiche come il diabete.

 
COME SI MANIFESTA torna in alto ^

Il sintomo principale è la visione offuscata, il paziente può inoltre lamentare abbagliamento ed accentuata fotofobia. Può insorgere o aggravarsi una miopia (il paziente riferisce di non avere più bisogno degli occhiali per leggere…).

 
COME SI CURA torna in alto ^

Poiché non esistono cure mediche efficaci per migliorare la vista la soluzione è l'intervento chirurgico che consiste nell'estrazione del cristallino opaco, lasciando in sede la membrana che lo sorregge, il sacco capsulare, che costituirà il sostegno per la lentina artificiale (IOL).
Le principali tecniche sono due: la facoemulsificazione e l'estrazione extracapsulare. Entrambe possono essere effettuate in anestesia locale (mediante alcune iniezioni all'esterno dell'occhio), topica (mediante la somministrazione di gocce di collirio anestetico) e, se proprio le condizioni di salute lo richiedono o in caso di scarsa collaborazione, in anestesia generale.
La facoemulsificazione si basa sull'impiego di una sonda ad ultrasuoni che frammenta il cristallino e lo aspira attraverso un'incisione molto piccola, circa tre millimetri. Successivamente viene inserita la lentina artificiale nel sacco capsulare. In molti casi non è necessario alcun punto di sutura.
L'intervento non richiede ospedalizzazione, può infatti essere eseguito in regime di Day Hospital e la guarigione avviene in tempi brevi, nell'ordine di giorni o settimane
La lentina utilizzata ha lo scopo di sostituire il cristallino, divenuto opaco. Il suo potere diottrico è funzione di alcune caratteristiche dell'occhio del paziente, e viene scelto sulla base di alcuni rilievi strumentali effettuati nelle visite di preparazione all'intervento.
L'estrazione extracapsulare consiste nella rimozione dell'intero cristallino attraverso un'incisione di circa 10 millimetri, con successivo inserimento della IOL nel sacco capsulare. Ovviamente a causa dell'ampia incisione sono necessari numerosi punti di sutura, con un conseguente aumento nei tempi di recupero anatomico e visivo.

 
COSA FARE DOPO L'INTERVENTO torna in alto ^

Già dopo le prime ore che seguono l'intervento il paziente può condurre una vita normale, può guardare la televisione, leggere il giornale, andare a passeggio.
Si consiglia di evitare sforzi fisici, toccare il meno possibile l'occhio operato, assumere i colliri prescritti secondo le indicazioni, proteggere l'occhio con occhiali da sole, a causa della ipersensibilità alla luce.

 
LA CATARATTA SECONDARIA torna in alto ^

circa il 30% dei pazienti sottoposti ad intervento di estrazione di cataratta può sviluppare questa condizione; essa consiste in un'opacizzazione del sacco capsulare che contiene la lente intraoculare. L'applicazione di un trattamento laser (capsulotomia Yag laser), ambulatoriale e indolore, rimuove in modo definitivo tale opacità.

 
FOTO torna in alto ^
 
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Ospedale Maggiore C.A. Pizzardi Divisione di Oculistica Largo B. Nigrisoli, 2 - 40133 Bologna ITALY